Intervento dell’autore: Domenico Franceschi
Domenico Franceschi
…buonasera…con un buonasera a tutti mi auguro che questo incontro ci possa rendere tutti passabilmente soddisfatti d’aver deciso di spendere qui il nostro tempo…
…ora io in verità vi confesso che sono piuttosto arrugginito in quanto a relazioni pubbliche di una certa portata come questa…voi mi ricordate un precedente che ho vissuto sempre per una giornata di Rotello Spanevello…fu un sette anni fa in quel di Salerno in occasione della presentazione che feci per il primo Rotello…fu appunto là in cui, cedendo alle affettuose insistenze del mio amico Vittorio Amoretti, mi recai piuttosto curioso dell’esperienza che vi avrei fatto…il mio amico aveva letto ben due volte il primo tomo di Rotello e, colpito da esso oltre ogni mia aspettativa, aveva insistito a organizzarne una presentazione e ciò avvenne…
la imponente sala aveva tutti i posti occupati da una folta e quotata rappresentanza delle scuole e della città tutta e al tavolo direttorio, oltre a me e al mio amico, sedevano tre importanti docenti universitari che si diedero a intrattenere sul Rotello che venne attraversato, con lunghe prolusioni di alto livello, da svariate analisi e giudizi offerti a un pubblico fantasticamente attento a quanto si andava discettando…ma dato che, oltre la loro splendida oratoria più o meno favorevole, la mia opera era ed è quella che è, la gente presente mi sembrò cordialmente sorridente e sollevata dal concludersi dell’incontro…vedrete voi…
…ora mia speranza è che alla fine di questa serata qualcosina di affettuoso rimanga in voi anche se in me il complicato e l’impertinente sono presenze diffuse in quanto elementi di creatività…certo il complicato può affascinare come può irritare…
…beh venendo a noi c’è da chiederci cosa sia ora come ora un romanzo…è un insieme che migliora la mia percezione del mondo oppure un marchingegno che aumenta o disorienta le mie conoscenze? chissà! per me in esso la funzione critica più che la narrazione sarà sempre la sua linfa vitale…ho da sempre condiviso il giudizio di Montale che la poesia deve essere una pietra d’inciampo…
…per vari decenni io accumulai pagine in un arruffato diario quotidiano dei fatti, misfatti e riflessioni che mi accadeva di vivere…poi un giorno da questo arruffato mi venne l’idea d’imbastire un’opera letteraria basata su una stesura rigorosamente strutturata nei tempi e nella forma dialogica cioè della prevalenza quasi totale della conversazione tra personaggi rispetto alle descrizioni dell’autore…il materiale scritto dopo doverosi drastici tagli apparve tale da riempire almeno duemila pagine…così si impose la necessità dei quattro volumi che compongono la tetralogia di Rotello Spanevello…ogni volume contiene sei ore della giornata dentro una indissolubile continuità legata all’idea dell’eterno ritorno…come a testimoniare che nulla di decisivo in quelle duemila pagine fosse in sostanza successo…dei quattro tomi il primo illustra il mattino…la primavera, l’infanzia dell’uomo…il secondo descrive il pomeriggio…l’estate, l’età dell’uomo adulto, quella del coraggio e delle imprese mentre il terzo tratteggia la sera…l’autunno, la stagione che porta i frutti o i danni con i primi segni di decadenza e infine il quarto è la notte che suggerisce l’inverno, la discesa negli abissi ma pure la premessa del risveglio..
…in sostanza dentro queste pagine si narrano in modo minuzioso le vicende multiple delle ventiquattro ore di circa duecento personaggi dalle più curiose tipologie ossia divisi tra loro da mille divergenze su quasi tutto…tra tanti mi fermo su due…uno che appare nel titolo…su questo benedetto signor Rotello Spanevello…sapete ho usato lo strano nome Rotello per denotare il carattere erratico d’un personaggio che contiene un po’ tutti gli altri duecento recitanti in questa banale giornata…banale sì!… egli è un fantasma, un personaggio ignorato e spregiato dai più che non ha nei primi tomi nemmeno un nome…sta ai margini e ciondola tra la folla coi suoi quattro – cinque cani…egli prende rilevante importanza solo negli ultimi due tomi…l’altro è il coboldo Massimo Ich Ichmann, eminente personaggio della Metastoria di cui vi parlerò tra poco…la giornata in tutti i suoi eventi come ogni cosa in natura è composta di due piani distinti uno orizzontale che è la Storia e uno verticale che è la Metastoria…la Storia è l’insieme delle vicende dei personaggi collocati con precisione nello spazio e nel tempo mentre la Metastoria è il dietro delle quinte presieduto appunto dal regista coboldo Massimo Ichmann che cerca con la sua banda di eoni, troni e angeli, non sempre correttamente di gestire i vari personaggi della città…lui la fa’ da regista dentro quella specie di teatro di tutte le cose che va a rappresentarsi in una giornata rigorosamente ritmata nel tempo…
come struttura narrativa è un romanzo ciclico in cui l’inizio collima con la fine e viceversa (insomma tutto non si conclude mai) ed è rigorosamente ritmato sulle lancette dell’orologio…ora vorrei richiamare la vostra attenzione su alcuni aspetti formali e strutturali di questo grossa scommessa letteraria, macchinosa e concettosa e non poco presuntuosa…è il prodotto di una stravaganza snob che si regge, come nei copioni teatrali, sulla prevalenza della forma dialogica cioè del parlare rispetto al fare, delle chiacchiere spesso evanescenti rispetto agli eventi e basata sul confronto continuo di idee discordanti che si sforzano di essere tra loro armoniose cioè dialettiche e temperata da un humour leggero…un po’ senescente…gli eventi fluiscono tra le integrazioni di due livelli…il primo, chiamato metastoria, mostra la gestione con cui il regista Massimo Ichmann con la sua banda di eoni, governa, o cerca di governare, le vicende dei personaggi della storia…essa ha, nell’economia del romanzo, la funzione del coro antifonico della tragedia greca…in certo modo riflette su di sé…il secondo, la storia, presenta le vicende dei personaggi che si muovono negli spazi di una città senza nome e dentro un’epoca non definita…ma non mitica…
…nella stesura tra le difficoltà da superare ci fu il raccordo rigoroso dei personaggi con i loro parlare e i luoghi frequentati nei vari momenti…cioè i tempi – ritmati su minuti – delle loro presenze…tutti questi personaggi parlano e si muovono qua e là dentro ai loro intenti…tutti devono stare e parlare nei loro tempi, anzi minuti e stando ai loro posti..quindi immaginatelo quanto difficile fu, dentro questi incroci, badare che il signor Mario Rossi non apparisse contemporaneamente al bar o in banca o in qualche altro posto…a tal fine mi fu necessario disegnare rigorosi schemi spazio/temporali dei vari personaggi…altro aspetto formale da rispettare fu che le conversazioni fossero solo un profluvio di parole…come ci succede…o se volete un’incessante sinfonia di parole sospese in aria svolazzanti fantasia tra il folle e il maniacalmente esatto, realistico…in tutto ciò nessun evento eccezionale…nessun miracolo…nessuna nascita, nessuna morte…in campo sta quindi soltanto una minuziosa registrazione di cose che verbalmente in ogni momento noi ci scambiamo vagolando sul tutto…dal tempo alla politica, dalla teologia all’anarchia, dal mangiare all’amare o all’odiare…in ossequio al nostro ordine personale ecco gli ordinati flussi di parole che ognuno di noi si dice su questi svariati argomenti…siamo prigionieri delle nostre esternazioni…un campionario di luoghi comuni tra certezze, fedi, ipotesi, perplessità, partigianerie, nullità…un gioco discorsivo che del reale cerca di catturare essenze sognate…o soltanto di rosicchiare fino alle nudità qualcuna di esse…
…orbene è (quasi) certo che il romanzo è un racconto sovraccaricato dalla complessa gestione del personaggio col suo tempo e luogo che porta alla teatralizzazione della realtà colle sue innumerevoli variazioni relazionali…è un enorme copione teatrale…
sapete…qualcuno ha definito il romanzo un racconto gonfiato ma mentre il racconto non dà tregua, deve eliminare tutto il superfluo e vibrare continuamente dall’inizio alla fine al romanzo non puoi chiedere simili limitazioni…quando il racconto finisce può diventare qualcosa di mai esistito…mentre più aumentano le pagine e più il romanzo ti sfugge di mano, dalla testa…ci vuole in testa sempre un piano per domare queste gonfiature… io mi dedicai a un modo rigoroso per la gestione del mio materiale letterario…in ogni momento delle ventiquattro ore in cui si svolgono gli eventi, in ogni momento il lettore viene informato della frazione di ora, dei minuti insomma, in cui stanno succedendo le cose di cui si parla…e poi ogni parlante viene indicato con il nome e cognome come succede in ogni copione teatrale…ecco sì questo aspetto potrebbe relegare tutta la faccenda nell’ambito dell’artefatto come sono di necessità le opere connesse alla rappresentazione teatrale…in effetti è vero…io ho puntato su una teatralizzazione della realtà ma non per sminuirla, tutt’altro ma per metter in luce che tutti noi in mille momenti della giornata a seconda di chi abbiamo davanti noi recitiamo…non è un giudizio negativo anzi è molto importante opportuno intrattenerci tra noi avendo cura di interagire adeguatamente con il prossimo…il fatto è che più che agire noi interagiamo con le parole..questo specialmente nei due tomi pubblicati…poi negli altri due spesso l’agire anche estremo prevarrà sulla parola…
…e ora siamo al tema basilare di ogni operetta morale…la Verità (con la V maiuscola!)
…è successo che qualcuno abbia trovato piuttosto curiosa la dizione operetta morale sulla copertina del mio Rotello…in effetti forse operetta stava per operona ma di certo non la volli un librone etico…semmai in sostanza il mio intento fu quello di seminare in ogni evento e in ogni personaggio un fondo esistenziale che si dibatte continuamente tra Bene e Male…la distinzione serve a salvare gli aspetti pratici dell’esistenza…senza curarsi di questi bordi eterni il rischio è diventare un alieno rispetto a quanto ci sta attorno sia in termini di gestione individuale sia in termini di gestione sociale verso gli altri che non è certamente meno importante della prima…
…e ciò impose al mio Rotello l’analisi e il compito di mostrare la pratica di svariati stati d’animo…può far ridere, far pensare, può sedurre o indurre al rifiuto drastico…vi confesso che anch’io a volte mi sconcerto quando rileggo certi passi presenti nel testo…sì! il fatto è che il testo tu lo metti in campo e poi è lui che si evolve su di sé, vagola tra molti dubbi e poche certezze…oh certo qui va detto con fermezza che, se io indulgo a rispettare il dubbio come una specie di divinità creatrice stimolante per la mente di infinite e svariate verità e quindi non temuta, sono parimenti convinto che ognuno debba pensare e agire nei modi che gli sono più congeniali…proprio in ragione di ciò le duemila pagine del Rotello non potevano che basarsi sulla concezione che l’unica verità concepibile – a parte quella religiosa – sta tra il Tutto e il Nulla…sta nel loro paradosso…ora in questa mia abbuffata del Rotello dentro c’è il paradosso del mio Tutto e del mio Nulla sì…tutto…ovviamente il mio…insomma questa mia, sinceramente presuntuosa operazione di sondaggio trasversale del tutto con la T maiuscola…con la pretesa di coglierlo questo Tutto…pretesa abnorme ma…sia chiaro a tutti voi che il Tutto che mi diedi a esplorare e che esplorai fu ed è tuttora soltanto il mio…soltanto il mio tutto personale…pretesa che, secondo un nostro esperto analista critico, non poteva che sfociare nel Nulla…ossia nell’inutilità totale di tutte queste pagine scritte e da scrivere …sì questo mi fu detto poche sere fa…comunque sia con un modulo formale che essendo sempre in dilemma con la Verità la può trasmettere soltanto, ripeto, soltanto col paradosso…il mio paradosso però e non il loro, quello dei vari personaggi che sono del tutto lontani dall’idea di essere solo paradossi viventi…in effetti essi sono solo rappresentazioni di pensieri, emozioni, idiosincrasie, intolleranze, innamoramenti etc…ma sono come tutte queste faccende le immagino io…anzi sì io sono nel mio piccolo tutti quei personaggi..un fantomas plurimo…in fondo ho cercato di dare corpo, anima, identità, nome e cognome, condizioni esistenziali di quanto io immaginavo dell’esistenza…
tutto e il suo contrario…è che non essendo vantaggioso nella vita quotidiana questo modo relazionale viene…rimosso…messo da parte come frutto di farneticazioni di qualche folle momento totale di credere d’essersi avvicinato alla conoscenza totale… assoluta…è giusto far così per sopravvivere passabilmente ma qualche volta questa pulsione all’assoluto può attestarsi dentro qualche anima e far riflettere e far magari produrre qualcosa di letterario…ecco sì importante è che si tengano ben distinti lo stato del proprio io e le sue pulsioni ambiziose verso una impossibile conoscenza totale…
…boh infine l’avrete capito…il Rotello è un’opera presuntuosissima nel senso che se la affronti non ti lascia indifferente..il che però non significa che le sue moralità debbano essere condivise dal lettore sono soltanto eteree provocazioncelle…ora più d’uno qui può non essere disposto a infilarsi in un’opera tanto soggettiva quanto affetta da ambizioni universalistiche…io lo comprendo di tutto cuore ma mi permetto di suggerire a quel qualcuno di voi che abbia la mente e il cuore…d’attraversare Rotello abbandonandosi al piacere della sorpresa, dell’inaudito, del difficile poiché in verità il facile spesso non è affascinante perché non spinge al dubbio personale..ossia non spinge sui viottoli impervi necessari per crescere dentro…e a quel qualcuno mi permetto di suggerire che alla prima volta affronti Rotello a spicchi…a salti…come un gioco che pur difficile continuamente vi avvertirà che è sempre un gioco…i giochi di una pallina fatti di curiosi rimbalzi…ma razionalissimi…
…termino finalmente con una veloce osservazione sul nostro borgo…non dobbiamo sottovalutarci del tutto per quanto riguarda la pratiche che manteniamo verso tutte le arti…per fermarmi soltanto al versante di questa sera è giusto che io citi le opere letterarie di quattro nostri concittadini apparse quest’anno…il poeta Salvatore Fazia ha pubblicato le quattro stagioni, Franco Sabino il sapore dei ricordi, Francesco Carmignan aspettando Parigi e infine il nostro Luigi Borgo il re della neve…sono tutte opere complesse in cui sciogliersi o come minimo da meditare!…ma, mamma mia!, poi uno mi richiama a una maggior precisione riguardo ai prodotti letterari della nostra gente e allora mi elenca il destino sulla pelle di Isabella Pittari, il tempo del sogno di Graziella Canapei Lovato, sursum corda di Giannino Bertò, la scolara di Anna Rosa dal Maso, gli zii venezuelani di Adolfo Fiorini, il cancello della memoria di Annalisa Castagna, il cibo che unisce del cuoco qualunque Amedeo Sandri…e una monumentale la mia Piana di G. Pietro Zanatta…ecco e forse ho omesso qualche altro e di ciò mi scuso…e con questo gente ho finalmente esaurito il mio dire.
Grazie della vostra pazienza…spero che queste mie chiacchiere sul Rotello Spanevello siano state per voi stasera solo un gioco strano se non folle che ha l’unico intento di scombinare per un po’ per qualche ora l’ovvio delle nostre comuni serate…
come conclusione devo ringraziare Roberta Piazza per i contributi non solo di grafica che mi ha apportato…

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