Intervento di Mariangela Gritta Grainer

Mariangela Gritta Grainer

Serata con Domenico Franceschi
Alcune riflessioni di Mariangela Gritta Grainer su “una giornata di rotello spanevello”

“….ma se non ti senti di raccogliere la sua sfida, buttalo via subito, regalalo al tuo nemico e spendi in altro modo il tuo tempo…..”(pag. 17 del preambolo primo tomo)

Ho accettato la sfida di Domenico:

perché le sfide mi piacciono

per curiosità

per conoscere meglio una persona più o meno della mia generazione che ha vissuto, come me, in questa realtà, con intensità differenti forse, su sponde culturali, politiche, personali contigue ma non le stesse.

1). E’ vero che un libro per essere tale presuppone la persona che lo scrive (motivazioni, obiettivi…) e chi legge (perché lo legge, quali emozioni, sentimenti, impressioni ecc.)

In questo caso (“una giornata di rotello spanevello”) il lettore non solo è una “necessità”, in qualche modo, se ce la fa, può diventare un “protagonista” e “soffiare” la scena all’autore. (qui e là nei due tomi Domenico avverte questo “rischio” e quindi corre subito ai ripari!! Se si stava facendo capire un po’ di più ecco che…..es. “Ich a Filippin:….chi l’ha detto che tutti dobbiamo capire tutto? …tu devi restare per il tuo bene senza parole da dire e da capire….è irrilevante averne e spesso è dannoso il capirle…e poi senza offesa se cominci a capirla tu la mia opera…- pag. 13 secondo tomo-)

Ma è faticosa la lettura: esige un impegno così come la scrittura.

L’impegno: lo considero un elemento positivo di questo lavoro, è “controcorrente”. Fa pensare, fa cercare, fa riflettere (cose rare…): bisognerebbe che molti accettassero la sfida.

2). Ma perché una sfida così aperta, esplicita?

Una provocazione?

Un po’ di narcisismo? O presunzione? Tutte e tre ma più presunzione forse.

La presunzione ha a che fare con la ricerca della propria identità che è qualcosa che ciascuno “negozia” nel rapporto con gli altri da cui attende riconoscimento che è un bisogno, un tratto tipico della natura umana. (Un escursus filosofico ci starebbe anche qui…non solo Hegel ma da Platone in poi ….).

La ricerca della propria identità (che è sempre in movimento, non è fissa!) è cosa positiva e non si può fare senza una adeguata stima di noi stessi (e Domenico ne ha) e essere orgogliosi con misura, senza eccessi consente di non subire gli altri e anche non farsi subire.

Oggi c’è forse poco orgoglio e molta presunzione e superbia; poca dignità e molta apparenza dove per apparire si fa qualsiasi cosa…..

E’ il degrado culturale, sociale, politico (denunciato con forza anche qui – i dialoghi sulla politica e i politici, su: popolo/stato/nazione/patria –pag. 175 secondo tomo- e argomenti connessi) che crea uomini superbi senza orgoglio, disposti anche a servire ma senza umiltà!! Domenico non è tra questi.

Ecco un passo di attualità che non riguarda solo la politica “romana” ma anche quella a noi più vicina (….pag.284 Soster: “…..sta casta….quando viene a contatto con intellettuali e tipi poco inclini ad appiattirsi sugli interessi di parte usa modi decisi e afferma che si può fare del tutto a meno della complessità complicata che necessariamente un intellettuale offre quando interpreta il presente e prevede cauto il futuro … quindi l’intellettuale va sostituito col sondaggista…”)

3). Si muove “zigzagando” raccontando storie di vita quotidiana e di …ordinaria follia e, insieme (specie nelle discussioni a più voci) proponendo con sottile ironia una ricerca a tutto campo: la vita, la morte, l’esistenza, il tempo, lo spazio, l’eternità, dio esiste? E se esiste è morto? La religione, la chiesa il potere, i poteri (pag. 190 “ Zambon: intende amico mio che le grandi religioni sono…aziende..?

Valente: si di tipo speciale..offrono beni su base del tutto fiduciaria dato che il premio promesso, il Paradiso, non è verificabile…tutto si basa sulla credibilità dei fornitori..)

E ancora parla di comunismo /socialismo/Marx, cattocomunismo, le BR, immigrazione e razzismo ( pag. 167“le razze non esistono” …ma esistono i razzismi – ndr-…. ). Le storie che sono di stringente e viva attualità come i disegni del resto (pensiamo alla mappa anamorfica di Valdagno che si spinge oltre lo stivale fino al nord Africa!) quasi diventano il racconto di miti.

E come si sa i miti sono uno strumento potente di interpretazione e comprensione della storia, della vita e delle relazioni, dei sentimenti che uniscono e/o separano le persone.

Sono eterni.

Pensiamo ai miti greci, a che cosa in essi è detto e perché parlano ancora oggi e ci emozionano e ci insegnano.

In fondo, rappresentano paradigmi di conflitti sempre attuali: tra l’etica e la legge; la coscienza e la polis, l’amore e l’odio.

“…Non presagivo che i tuoi gridati ordini fossero a tal punto potenti da dare, a te che si mortale, il diritto di trasgredire le leggi non scritte, ma infallibili degli dei.

………Io non nacqui per condividere odio, ma per condividere amore….” Sono parole di Antigone a Creonte da “Antigone” di Sofocle (edizione Feltrinelli)

Eternità: una parola che non si può spiegare ma che induce a riflettere e che, a me sembra, pervade questi scritti.

4). La lettura mi ha suggerito alcune triadi di parole che, combinate insieme generano complessità che attraversa i due testi:

  • Immaginazione/conoscenza/creazione

  • Amore/potere/passione

  • Mercato/denaro/profitto

  • Rischio/libertà/responsabilità

  • Sviluppo/etica/solidarietà

Sono 15 sostantivi: 8 di genere femminile e 7 di genere maschile.

Le donne (che sono state e sono un soggetto importante, una risorsa per lo sviluppo del nostro paese, anche della nostra comunità) non ci sono se non come “comparse”: si sente questa mancanza in “rotello”.

C’è la citazione “Casa di bambole” c’è il collettivo femminista che interpreta “Tutte a Itaca” (Adriana Cavarero filosofa eccellente scrisse, invece, qualche anno fa “Noi che non fummo a Itaca!!)…c’è il femminile e il maschile che vanno con-fondendosi.

Forse si può cominciare a parlare di donne e uomini con più maturità e anche qui “osare di andare oltre gli schemi” è un angolatura che suggerisco a Domenico con amicizia: potrebbe svelare nuovi terreni di ricerca, domande per le quali magari non c’è sempre una risposta e comunque non c’è una risposta definitiva perché le identità femminile e maschile sono cambiate nel corso della storia e continueranno a cambiare. Perché è un vero conflitto di potere che si gioca tra i sessi nei rapporti interpersonali, nella società, nel lavoro e nella scuola, nella politica e nelle istituzioni. Visto che “cercare, cercare, cercare è l’attitudine: c’è un giacimento da esplorare.

“…allora avanti col cercare più che col trovare….” (primo tomo pag.22). Anche se meglio sarebbe anche trovare!

E’, assicuro, un terreno affascinante avventuroso anche; si sposa bene con la scienza, con la ricerca: riflettere a partire da quelle 15 parole (declinando il femm. e il masch.) potrebbe delineare i paradigmi di un nuovo sviluppo e potremmo non solo continuare a credere che il nostro impegno possa cambiare il mondo ma cominciare a cambiarlo qui e ora.

Sempre che l’autore e i lettori (e i molti e molte che potrebbero aggiungersi) vogliano credere che ciò sia possibile e fare ancora la propria parte.

Un ultimo punto.

5). La struttura del lavoro: mancano ancora due tomi!!

La storia e la metastoria (i due piani principali che già complicano non poco…) sono rappresentati come variabili sugli assi cartesiani. Dovremmo riuscire a disegnare una funzione (fare un grafico) ma dobbiamo aspettare tutti i tomi per scoprire, se lo scopriremo e/o se ci sarà da scoprire quale è l’impianto prestabilito (e/o che tipo di relazione esiste) dei personaggi della metastoria (si può pensare a una sorta di “olimpo” greco) che operano perché sia rispettato nei minimi dettagli nella storia.

Se non lo scopriremo perché non c’è e/o non ci viene svelato potremo costruire due funzioni Y1= la metastoria Y2= la storia e studiarne i punti di contatto, gli intervalli paralleli, le distanze più rilevanti fino all’infinito: se ci riusciremo potremo ragionare su quanto di scelta e quanto di necessità e di fato/destino ci possa essere nella nostra vita e quanto l’esistenza (che è più della vita: non scegliamo noi di venire al mondo! Ma scegliamo di vivere) possa aumentare i margini della scelta e quindi della libertà di ognuno di noi.

“Nessun sogno si lascia trascrivere integralmente…è notorio, scrive Domenico”…

Beh potremmo lavorare per cominciare a realizzarlo.

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